03/feb/2014

Massimo segno della fine, è il principio. (Carlo Dossi)

Con questo post, il 296 per l'esattezza, si chiude un cerchio e l'esperienza Mumtrioska.

Quando sono rimasta sola a portare avanti il progetto, ho accettato anche metaforicamente il simbolo della Mumtrioska come contenitore contente contenuto, forse. Proprio come cita l'header.
Su quel forse ci ho lavorato molto, non sto parlando solo di qualità, che magari non c'era e non c'è nemmeno ora, ma di vera e propria ricerca personale.

Mettiamola così, ho cercato una mia dimensione e l'evoluzione delle idee, delle prospettive e della mia vita quotidiana a contatto sempre di più con me stessa, mi ha portato irrimediabilmente a volermi disfare del contenitore. O semplicemente sceglierne un altro.
No, non voglio diventare liquida e senza contegno, ma ecco, questa Mumtrioska che mi ha permesso di entrare in contatto con tante persone estremamente belle e tante altre estremamente brutte, non ha più motivo di esistere.
Sono rotonda, sono un contenitore sotto pressione e sono pericolosa... mi chiamano Mumtrioska. Cioè: Ciao Mumtrioska!
Ecco, no grazie :D

solofrancesca
Logicamente non mollo tutti e non vado nemmeno alle Barbados, alcuni contenuti rimarranno qui, altri me li porterò via chi lo sa.

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Ci vediamo di là, se vi va.
Franci.





19/dic/2013

Dove è finita Odile?

Qualche volta mi è capitato che mi venisse chiesto di Odile, qualche mese insieme ha lasciato il segno, le sue creazioni lasciano sempre il segno.
Quella che segue è una breve intervista a lei: mi sembra giusto oltreché onesto ricordare che il progetto Officina Mumtrioska sia partito con lei, una volta rimasta sola ho semplicemente tolto la parola Officina, visto che mancava l'artigiana tra le due. 
Ho poi messo alcune foto, gli articoli li trovate nel suo negozio tutto nuovo su Etsy e su alittlemarket.

11/dic/2013

Io mi sarei anche rotta.

Le emozioni devono mantenerci in forma e le emozioni vanno mantenute in forma.
La loro forma può e deve essere sana, né troppo arrotondata né troppo spigolosa. Le emozioni hanno una loro dimensione naturale e che si adatta quasi perfettamente allo spazio che siamo decisi a voler dare loro. Non devono essere debilitanti e bisogna conoscerle e riconoscerle.
Ho emozioni quadrate, triangolari e tonde, fatte a nuvola e gassose, di piombo e di ogni materiale possibile, profumate e dal gusto orripilante.
Credo che nel nostro cervello esistano dei veri e propri recettori deposti alla loro regolamentazione: parte una leggera emozione, loro la captano e si mettono in moto dei meccanismi a catena per pura reazione. Quando si conosce ciò che sta succedendo credo che sia più facile prevedere cosa capiterà dopo.


Nel mio caso per esempio, le emozioni indefinite, quelle che non mi permetto di vedere o che voglio quasi meccanicamente non rilevare, hanno troppo spesso il sapore del cioccolato e del formaggio, che per una volta ci sta anche ma al momento trovo questi loro gusti piuttosto nauseanti.
Cerco da giorni di capire come sono arrivata ad avere la necessità di rimanere tonda, una volta mi dicevo che fosse per riparare i colpi ora invece ho capito che la paura dei colpi non esiste più e dunque potrei lavorare per cambiare prospettiva.

Ho sempre detto di essere in cerca di un equilibrio, come tutti penso, e ho sempre fatto riferimento alle emozioni, alla mia mente ed ai miei pensieri. Il lavoro non è mai finito, lo continuerò per tutta la mia vita, ormai ne sono più che cosciente e sono molto fiera di tutto ciò che ho realizzato.
Ora mi piacerebbe mettere pace tra il mio essere altamente spigolosa e dai tratti essenziali dei miei pensieri e la mia fisicità ovale ed ingombrante. Ovale tondeggiante, quadrata ovaleggiante, a volte troppo variopinta, a tratti sgualcita tanto da essere irriconoscibile.
Facciamo così: senza una forma ed un colore definito e nelle cose mal definite non mi ci ritrovo, brrrrrrrr.

Grasso per me non è bello. E non mi interessa più porre l'accento su come la mia adipe si sia attaccata alle ossa, ho avuto modo di pensare e ragionare anni sui disturbi alimentari e le abitudini errate; anni, settimane e ore che sono tempo che io ad oggi, non voglio sprecare più per arrivare alle solite risposte. Le conosco a memoria come conosco ogni mia ferita che ho voluto nascondere. Le cicatrici le voglio accarezzare e non sento più il bisogno di far finta che non esistano.
Non voglio condividere e dividere con nessuno i sensi di colpa, le frustrazioni e le responsabilità: tutto è prezioso e solo mio, necessito solo dare ad ogni cosa un valore e non più un peso.
Non ho più tempo di stare dietro alla meccanica che sa di cioccolato, ho bisogno che il mio equilibrio sia completo.

Sono pensieri i miei, che mi va di condividere per un solo motivo: rotolare, farmi trascinare e sopratutto rimanere senza fiato per la fatica, non mi si addice più... magari c'è qualcuno che come me ha smesso di divertirsi di giocare a nascondino, chissà.


                   Io non mi nascondo più, peace!

Franci.

05/dic/2013

Blogstorming: il mio rapporto con Soffry.

Oggi è esattamente un anno da quando scendevo trionfalmente e per l'ultima volta le scale di casa dei miei genitori, non solo mia, e in questi ultimi dodici mesi molte cose sono cambiate. Spernacchiavo allora e non ho ancora smesso di farlo anche se hanno cercato di tagliarmi la lingua.
In modo quasi regale sono approdata qui e mi godo ogni centimetro di piastrella o terra o prato, sembra ancora un sogno ed ogni volta che apro gli occhi e mi rendo conto che è realtà, ringrazio per la possibilità enorme che ho avuto.

30/nov/2013

In pausa: obbiettivo puntato.

Qui tutto bene, si procede ad occhio.
Non si lotta per vivere ma si vive per lottare, ci si racconta che le cose belle non sono mica poi così rare.

Qui tutto bene, si procede a tentoni.
Non si va avanti con rabbia ma ci si arrabbia per andare avanti, i doni della vita sono sempre e comunque tanti.

Qui tutto bene, si procede caparbi.
L'egoismo di un gesto ha sempre molto da raccontare e prenditela 'sta carezza senza mugugnare.

Qui tutto bene, si procede a sorrisi.
Quando la sofferenza è tanta, comincia la vera danza: un ballo fatto di cuori che si snoda tra inebrianti timori.

Qui tutto bene, si procede zitti.
Che un dolore così non ha bisogno di frastuono, quella vita lì che si sfascia non ha bisogno di altro suono.

Qui tutto bene, si procede e si procede sempre.
Anche stando fermi si può costruire un'idea, perché è la risacca che da potenza alla marea.

Qui tutto bene.
Qui tutto bene nella mente.
Qui tutto bene sulla pelle.
Qui tutto bene davvero.

Attendo la marea, perché la speranza non è mai vana se deriva da una pazienza sana.

È solo un'insieme di frasi, nulla in tutto, un piccolo insieme di pensieri sconnessi del sabato.
Buon fine settimana.

Franci.





29/nov/2013

Chi resta.

Questo è il post di un'amica, Silvia, che mi ha fatto ricordare che restare è un po' come decidere di vivere davvero.
Io resto e grazie.

Amo la forza straordinaria di quelli che restano.
Chi resta, rimane, resiste, è il vero eroe della storia. Quello che smuove, sbatte, corre, fa, disfa, va, combatte, vince, è uno dei tanti.
Ho in mente un’immagine di squisita e melensa retorica, ma ahimè troppa letteratura fa questo effetto sulle menti semplici come la mia. Chi regge il timone nel bel mezzo della tempesta perfetta.
Non è necessariamente il comandante, forse si è trovato lì per caso, perché in quel momento c’era solo lui. Ma ha deciso che doveva prendere il timone e reggerlo saldo.
Non parlo del capitano che resta sulla nave che affonda (che pure di quelli, ormai, ce ne sono ben pochi), ma quello che la barca cerca di tenerla a galla, perché non vuole affondare e vuole che gli altri a bordo non affondino. Quello che scopre di avere una forza straordinaria nelle braccia, che pensa sia dettata dalla disperazione e invece, magari, era una forza che stava lì da sempre e stava aspettando di servire a qualcosa di importante. Quello che tiene ferma la barra contro ogni onda e ogni raffica. Quello che non sa dove sta andando, perché non è il momento di pensare alla direzione: sta lì a resistere, a restare, a tenere a galla perché dopo, quando la tempesta sarà finita, ci possa essere un futuro. Per sé e per il resto dell’equipaggio.
Quello lì è colui che spera, è il vero ottimista, senza saperlo.
In quel momento non sa neanche perché sta lì a soffrire pene indicibili per reggere quel cazzo di timone, che tanto magari non ce la farà e morirà insieme a tutti gli altri, solo molto più stanco, sconfortato e con il senso di colpa di non avercela fatta. Eppure resta lì, perché quello è il suo posto, in quel momento infinito di tempo, che non sa neanche quanto durerà.
Quelli che almeno ci provano, hanno la mia stima infinita.
Quelli che non sanno dove stanno andando, ma continuano su una strada che sentono la loro, anche se è un gran casino, se sembra tutto perduto.
Quelli affidabili, quelli che ci sono. Magari non sanno bene cosa fare, ma ci sono. Magari non sanno neanche di esserci, ma sono rimasti.
Quelli sono gli eroi.
Quelli che vanno via, verso nuove avventure, non mi convincono: chi resta può solo cambiare se stesso, chi va via cambia solo contesto e resta immutato.
Chi resta, cresce, si evolve, nella sua storia. Chi va via, cambia le storie intorno a sé, per rimanere sempre uguale.
Chi resta non è immobile, è saldo.
Chi resta non è fermo, sta percorrendo la strada che un giorno ha scelto.
Chi resta non scappa, rimane a badare, a sorreggere, a sostenere, a curare, a mettersi nell’ombra quando serve e uscirne quando deve.
Chi resta è sempre l’eroe della storia. Della sua storia.
Amo le persone che restano.
(Dedicato a due uomini che sono sempre rimasti)

19/nov/2013

Lo stress non esiste.

Prendo un attimo in prestito le parole di Silvia su genitoricrescono:


Nutro un rispetto profondo per chi non ce la fa, per chi non sta bene, per chi è affaticato e sconsolato e che con impegno faticoso prova a risolversi e mi piacerebbe che lo stress venisse visto solo come un qualcosa di positivo, come una spinta a guardarsi dentro e fuori, non come un peso bloccante.
E desidero la pace nel mondo e credo agli ufo. No, così forse è troppo ok.

10/nov/2013

L'eccezione della domenica: Philips.

Che io mi svegli di domenica mattina alle otto è una tremenda eccezione, ma stamattina mia figlia non aveva voglia di fare il ghiro come il suo solito; che io poi abbia deciso di stirare, alle otto di domenica mattina ripeto, è solo perché ero curiosa di provare il ferro Philips PerfectCare Expert che mi è stato recapitato settimana scorsa. Non so se questa sia una buona recensione come al solito pubblico di getto, essendomi poi alzata alle otto non garantisco proprio nulla.

08/nov/2013

Forse nuocio alla salute.

Ascolto la voce roca di Janis Joplin in Summertime, ho freddo e voglia di sole sì, ma lei la amo a prescindere. Una donna dalla vita sofferta, la si sente tutta nella sua voce, chissà quanto fumava, tra l'altro. Esistono persone che hanno una vita psicadelica e comunque pesante e grigia che magari pensano di divertirsi ed invece se la stanno solo raccontando e altre che hanno scelto di approfondire la conoscenza con loro stessi in bianco e nero per poi scegliere i colori che più si confanno al loro modo di essere. Per questo esiste questo blog.

31/ott/2013

I Santi morti che volano.

"È andata a mettere a posto la tomba".
Due palle, in casa nostra si parla spesso di morti e tombe, altro che alouin, ma oh... a domanda si risponde, è educazione. 
Rimango con gli occhi chiusi perché sento che prende il respiro per una domanda delle sue... infatti: "Ma la nonna è sotto terra davvero? Non è in cielo?"

26/ott/2013

C'è qualcosa che mi dice.

C'è qualcosa che mi dice, che al sabato è facile esser felice. 
Leggi con calma tutti gli aggiornamenti e il caffè che ti sei fatto ti apre agli eventi.  
Guardi le foto con animo rapito, mentre rammenti qualche ricordo sopito. 
Ragioni di bei politicanti e politici ed i tuoi sforzi diventano pratici.  
Il momento è fondamentale e l'importante è che non faccia male. 
Chatti con due o tre persone di numero, per augurare "buon giorno" che non è mai di esubero. 
Pensi a quanta roba puoi produrre in una seduta e ridi a crepapelle perchè di certo andrà perduta. 
Immagini il viaggio che farà nei tubi e pensi al copyright affinché nessuno se la rubi. 
(Perché al giorno d'oggi si sa, ogni cosa è considerata una beltà.)
Pensi a quanto è bello e salvifico il sole tutte le volte che un pensiero ti duole. 
Infine ti fai coraggio e l'acqua la tiri, sperando solo che il gabinetto al tuo corpo non mi miri. 
(Perché una cacca è un rifiuto e lì deve rimanere, non può aspirare a diventare ingeniere.)
Ti alzi e finalmente puoi ricominciare a sperare in un mondo che faccia meno ***. 

Buon fine settimana. 
Franci. 

22/ott/2013

Imparare la rabbia.

Per anni l'ho repressa, l'ho modellata ad hoc, l'ho contenuta in un sorriso di circostanza, l'ho addomesticata e resa inoffensiva, non le ho prestato la giusta attenzione, l'ho nascosta e ho fatto finta di non provarla.
Oggi come oggi posso dire che ci ho fatto pace, la vivo e mi lascio inebriare senza farmi offuscare la vista, oso dire che mi piaccia persino provarla perché mi fa sentire più viva di quanto io non creda ed essendo un sentimento primitivo ed istintivo mi aiuta anche a sentirmi sana.
Che? La rabbia.

18/ott/2013

Una musica che non muore mai.

Mio padre mi raccontava che la domenica, giorno di festa, aveva il privilegio di mangiare croste di formaggio più grosse o che andava al fiume a pescare con le mani o che era orgoglioso dei suoi pantaloncini corti per andare a scuola ad imparare a fari i conti. A nove anni lavoricchiava già ed una volta cresciuto ha mangiato sempre più cose buone la domenica, una bistecca divisa in 5 pezzi faceva la sua felicità completa.
Amava molto fischiettare.

15/ott/2013

Personal Brand mi ha parlato.

Finalmente il mio personal Brand mi ha parlato, ora so come fare per farmi apprezzare e leggere da tutti. 

La vicina mi ha detto, facendo scendere dai miei occhi calde lacrime: "scrivi tu, che sei brava". 
A ripensarci mi emoziono ancora, i risultati si vedono, i frutti si raccolgono sempre.

13/ott/2013

Ma va va.

Ecco sì, io sono proprio quella a cui troppe cose belle in una volta concedono la febbrile possibilità di andare in panico.
Io il panico lo lascio arrivare anche se possiedo strumenti chirurgici per contrastarlo. Comincio a pensare che pattuiamo veri e propri appuntamenti mentre io, dormo. Boh. 

Lascio che le orecchie di tappino e che la gola si chiuda. Lascio che uno strano senso di nostalgia (di quando andava peggio, immagino) si impossessi di me e che permei per bene me e tutto l'ambiente circostante.

08/ott/2013

Forse è facile distinguere la vita reale da Facebook. #strettchaps

Come una ingorda osservatrice vago in rete per capire e comprendere tutto questo marasma di parole, di idee e di iterazioni che i Social contengono.
Oh! A me MI piace perdere tempo così. 
Mi piace sentirmi in compagnia, mi piace pure informarmi sui nuovi complotti mondiali ed intergalattici e mi piace leggere chi scrive lamentele pesanti come l'acciaio per sollevarmi un po' il morale.
Le frasi che penso di più sono da anni ormai le stesse: "questi stanno male", "ma come minkia si fa?", "non hai veramente altro a cui pensare" e "benedetta sia la congiunzione astrale anomala  che ci ha fatto incontrare".

02/ott/2013

Di sogni e controsogni.

Giornate in cui tutto sembra avere un senso, capitano. Cioè, non ci si crede, si rimane frastornati per minuti ed ore intere, eppure ci sono momenti precisi in cui ti siedi ad osservare il puzzle della tua vita che si forma pezzo dopo pezzo. Non è come un domino, le tessere non cadono per inerzia con poca delicatezza, ma si incastrano perfettamente con grazia. Eh.
Se hai fortuna poi, visto che stai seduto e ti guardi intorno come un bambino sul greto di un fiume, vedi passare qualche cadavere nemico. Ah. Oh. Eh.

17/set/2013

Il post del ritorno, tiè.

Mi dicono che sono troppi giorni che non pubblico e chi me lo dice ha ragione. Ho ricevuto anche qualche minaccia, mi hanno promesso bastonate con grossi bastoni se ometto di riempire una pagina del web... eccomi dunque, che verso certe amiche nutro un timore reverenziale enorme. Dai. Davvero. Forse.
Non è vero che ho abbandonato il blog, i contatti interessanti aumentano, le relazioni migliori si intessono sempre piu finemente, così come le amicizie che traslocano dal 2.0 al 1.0.

05/set/2013

AAA Vendesi, anzi vendomi.

Sono figlia di un commerciante, uno di quelli vecchio stampo che bastava uno sputazzo sulla mano e una stretta della stessa per concludere un affare.
Mio fratello è un venditore (lo era per lo meno) di quelli capaci di vendere sabbia nel Sahara, orgoglio puro di un papà come il mio. 
Ho respirato aria di contratti dalla nascita, ho visto i primi uomini della mia vita incravattarsi per le vendite importanti e sorridere, nonostante i debiti, per vendere meglio ed apparire svegli e assai brillanti.

27/ago/2013

Scuola dell'infanzia: di limoni e limonate.

A volte rimango senza fiato come quando metti un limone acerbo in bocca e non sai se mandar giù o sputarlo.
Non mi succede per il dolore di una ferita che si riapre, non per una tristezza ingestibile e nemmeno per il fatto che io sia una accanita fumatrice, ma perché mia figlia cresce. 
Elisa sa che se sto in silenzio e non parlo è perché esiste un motivo preciso, così ieri sera le ho anticipato che forse oggi sarebbe stata per me una giornata faticosa.

17/ago/2013

Lutto è felice nonostante lo "Stupidario serio, dell'amico poco empatico e ancor meno simpatico".

Il mio Lutto è ormai diventato un adolescente: un ribelle ragazzetto di 12/13 anni, che non vuole stare a sentire ragioni troppo razionali e desidera decidere da solo per se stesso. Crede di essere grande e a volte vuole più spazio di quello che le salutari prassi richiederebbero, solo per avere una vita un po' più tranquilla eh, mica per costringerlo a fare chissà cosa. Non è ancora troppo maturo per decidere autonomamente, eppure crede di potersela cavare da solo ed è un recalcitrante nato. È una presenza costante, come un buchino nel cuore che nulla può riparare e io non ho mai avuto il coraggio di cacciarlo, anzi, lo sto crescendo come farei con un figlio.

14/ago/2013

Sdrammatizzando in agosto.

"Basta, è finita. Non reggo più la situazione, non reggo più le sue manie, il suo disordine e la sua disorganizzazione. Siamo incompatibili, non capisce mai quello che voglio dire e non capisco mai cosa mi vuole comunicare. Basta, me ne vado."
Giro la faccia e trattengo a stento le lacrime di nervoso e rassegnazione, di rabbia e forse di dolore, giro i tacchi e vado dall'Orto. Clemente sì, che mi capisce. Si dona a me a priori e accetta le mie amorevoli cure senza troppe complicazioni.

06/ago/2013

La fagiola vanitosa.

Non scrivo molto ultimamente, sono in ferie. Cioè, sono a casa, ma sono mentalmente in ferie. Sto leggendo molto, sto anche scrivendo tanto e mi sto godendo l'ultimo mese di Elisa senza scuola (se Dio vuole il 5 settembre comincia anche per lei, con un anno di ritardo, la scuola dell'infanzia).
Mi riempio le orecchie delle sue parole e mi sento così pregna che taccio beatamente sorseggiando acqua a litri sorridendo.

29/lug/2013

Ribelli si nasce.

Sono ribelle, eversiva in certi casi limite perché mal digerisco, o non riesco proprio a digerire varie situazioni. Sono sempre stata incapace di accettare le cose per come vengono o per come si sono presentate. Fin da piccola rispondevo, spesso male, se qualcosa, spesso, non mi andava bene.
Sono diventata una rompipalle allucinante, credo proprio per via di questa mia mania "non mi va bene e non ci sto" a prescindere. Du palle... 
Senza entrare in particolari troppo intimi e noiosi credo che i miei genitori abbiamo alimentato questa cosa coi loro atteggiamenti, mi sbaglierò, ma credo che sia così.

19/lug/2013

Di Perle e di Rughe.

Non capita spesso, ma quando succede rimango rapita: non riesco a staccarmi dallo specchio per minuti interi.
Scandaglio ogni centimetro di pelle, accarezzo le cicatrici che, rimanendo da sempre allo stesso posto, mi fanno da punto di riferimento. 
Sto invecchiando, lo so e ne sono conscia, queste pieghe intorno agli occhi verdi non le avevo all'epoca del primo amore e nemmeno quando ho trovato l'ultimo.

11/lug/2013

Parenti dementi. (sempre meglio soli che mal accompagnati)

Prima o poi una vittima comincia a fare il gioco del suo carnefice se non si ribella nella maniera giusta. 
Grazie a Dio non siamo più nel Medio Evo (mi spiace solo perché la gogna non sia più in voga tra le pene) e se si cerca aiuto, lo si trova.
Si spera di trovarlo sopratutto in chi è vicino, lo si deve trovare in famiglia.
Purtroppo molte donne denunciano maltrattamenti e non ottengono la giusta protezione, vedi molti evitabili femmincidi, ma ci sono altre situazioni che per me rimangono aberranti, stomachevoli e raccapriccianti: il caso in cui i reati commessi vengono giustificati dalle stesse vittime (che in realtà potrebbero essere disturbate perciò in parte discolpate) e dalle loro famiglie con omertà, accondiscendenza ed incoerenza (mi riferisco sopratutto a queste ultime situazioni quando parlo di raccapriccio).
Non ci credo ancora, anche se so ed ho la certezza che ci siano situazioni del genere, non riesco a rassegnarmi all'accettazione della violenza.

09/lug/2013

Nulla di nuovo all'orizzonte.

Niente! Niente di niente, non mi viene da scrivere nulla: più mi ci metto e più mi scivolano i pensieri, le parole spariscono in qualche meandro recondito della mia testa o forse c'è un buco nel cranio e non lo so.
Giusto o sbagliato?
Non che io non abbia molto da dire anzi, ho troppi pensieri che si accavallano, si accartocciano e che divengono difficili da rendere frasi leggibili.
Credo di aver bisogno di una pausa, di un momento di sospensione: complice il bel tempo mi ritrovo la stanchezza del trasloco e di ogni giornata sulle spalle e sento il bisogno di stare così, come non lo so.
Giusto o sbagliato?

28/giu/2013

Il baratro e la Perla del venerdì.

Il baratro è un qualcosa che si presta a molti racconti, solitamente è usato per descrivere qualcosa di spaventoso e pericoloso: sono sull'orlo, davanti a me c'è un burrone, c'è un vortice che vuole inghiottirmi e bla bla bla.
Gli egoisti amano porci i nemici, gli egoisti sghignazzano nei suoi pressi per poi scappare a gambe levate e i masochisti invece, camminano in bilico per chilometri e per loro volontà.
Non c'è proprio una logica da baratro  in effetti: il baratro è il baratro e basta.

21/giu/2013

Basilico e pomodori: come farli produrre meglio, #ortoClemente

Fare l'orto per me, è un lavoro di quelli che mi danno un piacere immenso come se prendermi cura delle piante, fermasse i miei pensieri ed il tempo. Ci sono volte in cui passano le ore senza che io me ne accorga, senza fatica o patemi d'animo perché l'unico problema è quello di non pensare ad altro se non a quello che sto facendo. Conoscendomi abbastanza bene per me è terapeutico, perché solitamente mentre sto facendo una cosa penso ad altre mille che devo fare.

14/giu/2013

La salvezza della perla del Venerdì.

Sei sono le volte che ho provato a scrivere un post serio, ma gnente.
C'e da dire che magari, esistono momenti particolari in cui pretendo un po' troppo da me. 
Comunque eccomi qui a scrivere un pezzo per lanciare la mia Perla del venerdì nell'etere. 
Vorrei poi aggiungere, che quelle che sto passando non sono giornate facilissime, sento ronzii di insetti fastidiosi che tornano a ronzare dopo mesi e non è buona come cosa. (Ma ho trovato un buon rimedio: tapparmi le orecchie e alzare la paletta schiaccia insetti col dito medio.)
Merda! Ho dimenticato tutta la parte seria. Godetevi ogni istante, che prima o poi, si muore tutti. (spero)

Trovate la Perla e buon fine settimana.

Franci. 

12/giu/2013

Vendo zavorra: soli per bene è meglio.

Sono la donna delle domande: le faccio per parlare con il malcapitato di turno e le faccio a me stessa in ogni momento della giornata per capire se sono ok.

Come va. Va meglio. Tutto bene. Tutto ok. Sei felice. Come è andata. Quando torni. Hai capito. Sei arrabbiato. Perché fai così. E dove stai andando.

Insomma snocciolo rosari interi di domande e spesso ottengo delle risposte.
Quasi una noia mortale.

10/giu/2013

La violenza che fa audience.

Tutta la violenza fa schifo, deve fare ribrezzo e ogni forma di sopruso deve essere condannato senza pietà.
L'altra sera, rilassata ed accovacciata sul divano mentre mio marito raccontava una favola ad Elisa nel suo lettino, ho girato canale. Alla sera arriva un momento tutto mio: quello in cui mi sono liberata del mio ruolo di mamma e divento l'animale della notte che sono, mi piace leggere, scrivere o semplicemente cazzeggiare ad oltranza senza pensare ad altro se non a rilassarmi e staccare la spina.

05/giu/2013

L'orto Clemente e gli squali.

Qualche ora di sole cambia le prospettive. Anche io non sono meteoropatica, so solo che se avesse piovuto un giorno di più però, mi sarei auto inflitta qualche frustata per capire, provando dolore, di non essere diventata una vongola.

31/mag/2013

MA però, a me non MI va.

Credici! Devi crederci! Mi dicevano proprio così. (devo solo morire, rispondo)
Credici! Mentre desideri qualcosa e presto arriverà. (e se non ne ho voglia?)
Credici mentre fai qualcosa e la farai meglio. (e se, puta caso, non sono interessata a fare meglio?)
Credici mentre speri che andrà meglio e tutto si sistemerà come per magia. (e se detestassi la magia, per esempio?)

29/mag/2013

Nascondere la verità ai bambini.

Sono giorni che in testa mi girano pensieri fastidiosi e mi sento anche parecchio confusa oltre che arrabbiata. Per farla breve, una conoscente ha avviato tutto il processo dicendomi: "A mio figlio abbiamo detto che non può più vedere la bisnonna perché è ammalata. Tanto prima o poi, non la vedrà più perché morirà, vogliamo evitargli il trauma".
Sono ancora sotto shock. Il trauma vero è avere genitori così, mi dico.
Il primo pensiero che mi è balenato in testa è che conosco troppa gente strana, il secondo che forse mentre parlava non si rendeva conto di ciò che stesse dicendo e l'ultimo, che sono una donna fortunata perché certe cose non mi vengono nemmeno in testa.

25/mag/2013

#mettilatoppa 2: sono anche blogger.

Che toppa vuoi mettere in una giornata così, Genitori Crescono (#mettilatoppa)?
Non è molto semplice mettere un tappo quando il buco si fa via via, sempre più grande. Guardo le foto, cerco di capire cosa dicono in streaming visto che l'audio saltella e penso che ho il cuore gonfio di emozione. Anche un po' di malinconia, tra l'altro.
Ci saranno anche mille e altre mille tecnologie a disposizione, ma i rapporti veri, quelli che nutri col cuore, non hanno bisogno di altro che di emozione per vivere e io oggi mi sono nutrita assai.

24/mag/2013

#mettilatoppa parte prima: ma voi, rimanete belle.

Primo giorno di Social family day a Milano.
Bolzano: 5 gradi. Che toppa ci metto? Di lana penso che sarebbe meglio.
Non sono dove dovrei essere, o meglio sono dove sono, che non si può mica sempre pensare ad altro che non sia qui e ora. O cosa potrebbe essere o cosa è stato. La toppa di carta vetrata è la più indicata.
Milano è sotto la pioggia, il freddo è abbastanza fastidioso, mi dicono.
A Bolzano, volano palle di ogni colore, bianco compreso, che è arrivata la neve bassa. Il tempo è a tutti gli effetti brutto. 
E voi rimanete belle.

20/mag/2013

Blogstorming: il tempo e il maglione di lana.

Tema del mese di GenitoriCrescono: il tempo. 
Svolgimento:
La vita con un figlio cambia. Davvero?! Lo dicono tutti, non si può pensare che non sia così.
Anche quando compri il tuo primo smartphone ti cambia la vita, o quando arriva la macchina nuova. Magari quella che sostituisce la bicicletta, per esempio.
Cambia, tutto cambia, per fortuna. Davvero si pensa che un figlio sia diverso da un cellulare? Tzè.
Del cellulare puoi abbassare la suoneria, di un figlio no. È vero.

14/mag/2013

Luana aka La Staccata: Le mamme non mettono mai i tacchi - antiguida al mestiere di mamma.

Non avrei immaginato di leggere un altro libro da mamme, sulle mamme, ma ero curiosa di leggere il libro di Luana, aka La Staccata: Le mamme non mettono mai i tacchi antiguida al mestiere di mamma. Cioè, io conosco una scrittrice e non compro il suo libro? Naaaa.
L'ho comprato appena uscito. (ora ne è uscito un altro, un ebook che presto sarà mio)

11/mag/2013

Don't worry, be happy. Sempre.

E insomma stamattina mi sono alzata e, nonostante il cambio degli armadi che mi chiama da ogni scatolone, mi è venuta voglia di pitturare le pareti della cucina. Sarà la labirintite che mi tappa ancora le orecchie, chissà.
Vaniglia. 
Che bella ventata di freschezza! Uhhhh. Come mi piace il color vaniglia! Per niente ho voluto le porte di codesto colore goloso. Bello, bello.

08/mag/2013

Pensieri di un ansioso. Mica miei.

Immaginarsi un precipizio da cui non si debba per forza saltare, ma avere la sensazione di doverlo fare. Mah.
Prefigurarsi un viaggio in parapendio senza parapendio. Certo. 
Credere di essere la soluzione di tutti i mali. Come no?!
Essere certi dell'importanza indispensabile dell'espressione del proprio parere su la qualunque. Zitta e mucci.

29/apr/2013

Paura di vivere: ripartire da un'insalata.

Non ho paura di morire.
Nutro grossi dubbi sulla mia capacità di ripresa in caso di un ennesimo lutto, ma sono certa degli strumenti che i miei cari potranno eventualmente trovare per sentire meno la mia mancanza.
La mia morte non mi spaventa.
Per esperienza so che si può sopravvivere anche senza la mamma, il papà o il compagno di vita, ma dubito fortemente che sarei in grado di rialzarmi di nuovo, dopo una perdita a me vicina.
In pratica, voglio morire prima di chi amo e la mia paura più terribile è vivere senza chi è al mio fianco, non morire. Non mi angoscia l'idea di passare a miglior vita abbandonando i miei affetti: sono una persona egoista all'ennesima potenza in questo, lo so e so anche che scrivendo ciò, solleverò qualche serio dubbio sull'integrità morale della mia persona.
Ma...

26/apr/2013

Di poche parole.



A volte mi mancano proprio le parole, sono tutte sbagliate e in certi casi, non ne esistono proprio di giuste.
Franci.

23/apr/2013

L'insonnia è stitichezza.

Non so se è così per tutti, ma c'è qualcosa nella primavera che non mi fa stare del tutto serena. Come se la forza che la natura dimostra nel riprendere vita, nel mutare forma, nel germoliare o rifiorire, mi facesse sentire una sorta di competizione con me stessa. Mi sento quasi in obbligo di sentire la primavera, mi sento quasi costretta a reinventarmi. Allora rifletto e invece vorrei solo dormire. Sono stanca. Mi sento molto felice ed entusiasta quando vedo spuntare il sole, sono soddisfatta mentre osservo crescere ogni pianta nel mio giardino, ma ci sono giornate in cui sento una spinta enorme verso l'apatia.
Per carattere sono sempre stata un'amplificata, una di quelle che vive fino alla lacerazione ogni emozione: se non mi ci tuffo dentro con tutta me stessa, non sono contenta e questo non sempre è un bene, perché spesso mi ritrovo scarmigliata, spettinata, sconvolta oppure per contrapposizione completamente immobile. Vuota. Senza emozione.
(se volessi descrivermi come un emoticon, sarei una palla gialla senza occhi né bocca)
Ho imparato a gestire questi momenti con la risata, nel tempo sono riuscita perfino a prendermi in giro e riderci su. Mi rendo conto poi, che vado molto d'accordo con persone come me: come se queste ondate di emozioni, questi su e giù, mi portassero ad essere più comprensiva e meno apprensiva nei rapporti. Se non sento una persona per qualche giorno o settimana, non mi preoccupo più di tanto. Certo, ci penso, ma non mi rammarico eccessivamente.
Tornando al punto centrale del post, in casa nostra, chi non dorme di notte è preoccupato, arrabbiato, ansioso, angosciato, felicemente accompagnato o in un momento di rogna pura. Dormire male la notte, porta ad avere più difficoltà di giorno e avere problemi di giorno fa soffrire di insonnia la notte (solo se non felicemente accompagnati, si intende).

L'insonne, a casa mia è uno emotivamente stitico. (l'emoticon abbozza un sorriso)

A volte sono insonne ed emotivamente stitica per farla breve: è un dato di fatto, e rendermene conto mi ha cambiato letteralmente e positivamente la vita.
Sembra un enorme controsenso, lo so, ma il vedersi sbagliati (quasi tutti dormono beatamente la notte), il percepire un fallimento (come il ravanare nel letto per ore con gli occhi a palla), serve per ricalibrarsi e riequilibrasi. C'è anche da dire che bisogna vedere le cose nella prospettiva giusta per riuscirci e qui arriva in mio aiuto il sorriso, perciò ecco il mio delirio quotidiano. (la palla gialla forse è un sole, o forse una luna, non è solo una banale sfera gialla, capito che intendo?)

Quando una persona è stitica, lo è perché non si lascia andare, non lascia che le emozioni prendano il loro posto: per paura che ciò che può uscire sia esageratamente troppo grande, o troppo duro da affrontare o troppo mollo da contenere. È stitica perché trattiene. O si dimentica (spesso volutamente) di funzioni corporali che si rendono esplicite solo se accompagnate da una partecipazione attiva.
Una persona stitica è una persona incazzosa col mondo di solito, e ci sono giornate dove invece che produrre cacca buoni propositi per liberarsi, la lancia se la prende col proprio cosmo per scaricarsi. Un vero casino, se si pensa che la gran parte del mondo non capisce il perché di tutto questo turbinio di sensazioni ed emozioni. Perché lo stitico è pure silenzioso. Pericolosamente silenzioso. Oppure sbotta senza un apparente motivo, in preda ai crampi da trattenimento, povero.

Dopo aver scritto il post Insonnia e stitichezza, riflettevo su quante cose di una giornata mi perdo se dormo male la notte. Ero una iena, avrei morsicato tutti, compreso il gatto, mi sono sentita nervosa ed insoddisfatta per tutto il giorno.
Se solo io avessi considerato il fatto di essere anche così, perciò stanca, preoccupata per questo o quell'altro, o sotto pressione, o cheneso, o con la voglia di non fare una mazza e con la testa che vagheggia qui e là senza meta e senza ragione, avrei preso in considerazione me stessa e avrei automaticamente accettato il momento.
Non sono una che è sempre rompicoglioni, pignola, stanca, pesante e incazzosa. Anche, però.
E la cosa rivoluzionaria che ho scoperto è che sono proprio io che mi metto in certe situazioni volontariamente, merda! (è proprio il caso di dirlo)
Perché magari capitano giornate in cui mi sento presa da troppe cose, ed invece che trovare il modo di farne meno, ne accetto altre con il mezzo sorriso (stitico), salvo poi trattenere la rabbia da stanchezza o desolazione vivendo momenti di sconforto debilitante.
Perché magari ci sono periodi dove invece che dipanare matasse, mi metto in situazioni assurde che mi costringono a stringere, stringere e ancora stringere i denti e trattenere l'impossibile per sopravvivere. Sì, ma come?

Permetto agli altri ed a me stessa di abusare della mia buona fede, della mia disponibilità di tempo per poi trovarmi ad un passo dalla disperazione.
Permetto, ho scritto bene, perché se da una parte molte cose non si possono controllare (e il controllo è un altra delle mie bestie nere), dall'altra certe si possono scegliere.
Tra il caricarsi come asini e il vivere da beoti, di acqua sotto i ponti, ne passa a chilometri cubi.

Concludo questa mia personale riflessione, dicendo che stitica lo divento per mia volontà, e un buon lassativo è sicuramente quello di: guardarsi allo specchio, sorridere anche con gli occhi (anche se forzatamente), fare il gesto di Fonzie (ehhhhhi, dito pollice in su) e mandarsi a cagare.
OPS.

Franci

22/apr/2013

C'è crisi, in un bicchiere.

C'è crisi, c'è crisi! penso, mentre tiro fuori il quinto servizio di bicchieri in cristallo.
Potrei venderlo. Ma come faccio a vendere il servizio da grappe di papà?
Naaa...
Forse questi balloon li potrei scambiare con qualcosa di più utile, li metto sul giornaletto per gli scambi. Ma come faccio a scambiare i bicchieri con i quali ho festeggiato gli anniversari, le prime serata nella ex casa nuova?
Naaa...
Sono una che ha molti problemi, molti molti. Non credo di essere un' accumulatrice compulsiva, anzi, ma di certo non riesco a staccarmi dalle cose materiali se hanno qualche particolare ricordo in memoria. Una condanna.

19/apr/2013

Insonnia e stitichezza.

Che poi boh... Io ho sonno e oggi dormirei tutto il giorno.
Capitano delle nottate in cui l'unico pensiero è che dovresti dormire. Notti in cui sfratti il marito perché tua figlia ha sognato un aspirapolvere che mangia tutto e mentre ti prega di farle compagnia col mento arricciato, ti viene in mente che da piccola avevi paura dell'orso Bruno.

16/apr/2013

Arieggiare il prato: lavori di primavera.

Avere un giardino, ti fa scoprire mondi che mai ti saresti aspettata di incontrare. Come in ogni cosa della vita, anche per un prato ci sono le schiere e le categorie di pensiero più varie, le racchiuderei però, in due grandi filoni di pazzi esperti amatori. (rido)
Ci sono quelli del tappeto erboso e quelli del verde comevienevienechenonsipuòperdertroppotempoperunprato.
Il tappeto erboso è funzionale e perfetto, dal verde quasi finto da quanto è carico e brillante, quello che non ha erbacce diverse dalla gramigna e che si mantiene, oserei dire, plastico (si capisce già da che parte sto, non sono proprio capace di essere imparziale).
E poi ci sono quelli (i migliori, direi) che amano l'erba seminata, spettinata, con qualche fiorellino qua e là, meno plastica e più nature, il prato hippy insomma.

12/apr/2013

Miscela per tè, the, tea. The alla frutta e la perla del venerdì.

Sembra novembre, tutto fa pensare che la primavera tarderà ancora, piano piano tutto ha cominciato a germoliare. L'insalata era nell'orto e una casa avevi tu.
Ho rimesso pure i calzini di lana che avevo riposto nell'armadio per il prossimo autunno (bella ciao, bella ciao) e mi è tornata la voglia di far brodaglie, come dice mio  marito.
Oddio, non che bere tisane sia il mio hobby preferito, ma siccome devo forzatamente bere molto, per la mia ormai convivente labirintite, mi diletto nella ricerca del miscuglio perfetto.

09/apr/2013

Cure compassionevoli e cure magiche.

"Ha tre mesi di vita".
Sentenza bastarda, a detta del primario di oncologia. A ripensarci mi si chiude lo stomaco e ricordo bene quanto la mia testa girasse. Ma non voglio parlare di dolore, sono solo incazzata da morire.
"In via palliativa possiamo provare una cura in via sperimentale. La cura ha funzionato due volte su quattro".
In via palliativa, in via sperimentale... martedì mattina infusione di chemioterapici per otto/nove ore e il venerdì una chemio lampo di tre ore. La settimana dopo da capo. Per mesi, con qualche interruzione, anni.
Quei tre mesi sono diventati 4 e poi 5 e poi 6 e poi 7. Poi è passato il primo anno, il secondo con una ricaduta dietro l'altra, il terzo con la speranza di aver debellato il cancro, il quarto che ci ha spaccato il cuore in due e il quinto che se l'è portata via.

08/apr/2013

Giochi fatti in casa: veliero di cartone, il tutorial.

Il veliero della Bres: ospito volentieri per un secondo tutorial La Bres (il primo è qui), che ringrazio per la condivisione.
Come hai realizzato questo gioco per pirati esperti?